E’ stato trovato un rimedio per la malattia dei castagni?

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Patrizia ci ha posto questa domanda

Risponde Alberto Maltoni del Dipartimento di Gestione dei Sistemi Agrari, Alimentari e Forestali

Se si riferisce al cinipide galligeno, il piccolo insetto che è stato introdotto dalla Cina e che provoca ingenti danni nei nostri castagneti, la risposta è sì. Questo insetto ha trovato una grande disponibilità di habitat favorevoli per compiere il suo ciclo vitale facendosi “ospitare” (per 350 giorni l’anno) dalle numerose piante di castagno che si trovano nelle nostre secolari selve castanili e si è moltiplicato e diffuso molto velocemente dato che non ha incontrato nei nostri ambienti nessun antagonista che lo predasse. Per rimediare a questa situazione è stata attuata una forma di lotta biologica che prevede l’introduzione di un antagonista che possa ridurre la popolazione dell’insetto nocivo. L’insetto antagonista si chiama Torymus sinensis, anch’esso è originario della Cina e si nutre esclusivamente di larve di cinipide. Seguendo le indicazioni dei ricercatori dell’Università di Torino il Torymus è stato moltiplicato per poi essere rilasciato nei nostri castagneti; questa operazione ha visto intervenire in maniera coordinata la Regione, le associazioni di castanicoltori e i singoli proprietari di castagneti. I risultati sono stati positivi e nelle ultime annate la produzione di castagne e marroni ha avuto una sensibile ripresa dopo gli anni di forti perdite di prodotto. Questa forma di lotta biologica non potrà portare all’eliminazione completa del cinipide dato che ciò è impossibile in un rapporto fra preda e predatore obbligato (che si nutre esclusivamente di quel tipo di preda); in futuro dovremo imparare a convivere con il cinipide le cui popolazioni non raggiungeranno più (per fortuna) la numerosità dei primi anni di infestazione ma fluttueranno fra periodi di maggiore o di ridotta numerosità. In questo contesto si inseriscono gli studi condotti dai ricercatori dell’Università di Firenze che hanno analizzato il contributo che può essere dato dagli insetti autoctoni nel contenimento della popolazione dell’insetto nocivo e che hanno valutato l’efficacia di pratiche colturali come le potature e le concimazioni nel ridurre i danni che il cinipide porta in termini produttivi. I risultati sono stati incoraggianti ed hanno messo in luce, da una parte, che alcuni insetti già presenti nei nostri boschi stanno imparando a riconoscere in cinipide e a sfruttarlo come fonte di cibo e, dall’altra, che è possibile grazie alle cure del castanicoltore far crescere sani nuovi innesti e aumentare la produzione dei saporiti frutti delle piante secolari.

Può approfondire gli argomenti scaricando dal web un manuale tecnico divulgativo disponibile al link 

 

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