A cosa servono i vaccini?

Risponde Paolo Bonanni, Professore ordinario Scienze Umane

Le vaccinazioni permettono di prevenire malattie che hanno talora (o spesso, a seconda della patologia) gravi complicanze, e conseguenze potenzialmente anche mortali in alcune persone colpite.

Va ricordato che la sola malattia scomparsa dalla faccia della terra, il vaiolo, che due secoli e mezzo fa causava 5 milioni di morti ogni anno nel mondo, è stata cancellata grazie alla diffusione della vaccinazione in tutti i Paesi.

Oggi siamo alla vigilia della seconda occasione di eradicare una malattia, la poliomielite, che dovrebbe scomparire entro il presente decennio. Le vaccinazioni hanno effetti collaterali solitamente modesti e di entità più lieve dei comuni farmaci, e i vaccini sono sottoposti a rigorosissimi controlli di qualità e sicurezza.

La comunicazione sulla sicurezza dei vaccini è spesso distorta per motivi psicologici più che per una reale problematica. Infatti, i vaccini sono somministrati a numeri elevati di persone, spesso a bambini, che al momento della vaccinazione sono sani, ma che grazie alla immunizzazione avranno probabilità estremamente ridotte di ammalarsi di quella malattia in futuro.

Tali fatti fanno percepire qualsiasi effetto collaterale con una sensibilità molto superiore a quella che si ha quando si assume un farmaco curativo. Oggi abbiamo a disposizione vaccini contro una serie di malattie molto temibili (morbillo, tetano, difterite, varie forme di meningite, etc.) ed anche due vaccini contro pericolosi tumori, come il cancro primitivo del fegato (prevenuto dalla vaccinazione anti-epatite B) e il cancro del collo dell’utero (prevenuto dal vaccino contro il virus del papilloma umano o HPV).

L’Organizzazione Mondiale della Sanità ha definito i vaccini “la più grande scoperta medica mai inventata dall’uomo

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